Caffè: l’Italia patria mondiale dell’espresso, 6,6 miliardi il giro d’affari

Il caffè? Meglio se italiano. Siamo da sempre il Paese dove si fa meglio e anche quello che ama di più la bevanda (e le due cose forse sono anche consequenziali). Come ben sappiamo, il caffè crea eccitazione perché si ottiene dai semi tostati e macinati di rubiacee di genere coffea, generalmente coffea arabica, robusta (o canephora), liberica ed excelsa. Senza dimenticare le altre specie, tipo la coffea charreriana, originaria del Camerun e senza caffeina, e la coffea stenophylla che ha sapore e profumo originali (somiglia un po’ al tè). Una curiosità riguarda la specie nera thailandese, i cui semi vengono fatti mangiare agli elefanti, raccolti dopo digestione ed espulsione, due momenti che equivalgono alla tostatura. In Indonesia, il caffè così trattato si chiama kopi luwak, solo che sono gli zibetti a prendere il ruolo degli elefanti. Le ultime due specie di cui abbiamo parlato sono le puù costose al mondo.

 

Il caffè è originario del Medio Oriente, ma oggi si coltiva pure in Honduras, Guatemala, Messico, Uganda, India, Etiopia, Indonesia, Colombia, Vietnam e Brasile. Sono questi i dieci maggiori produttori sul pianeta. Eppure è da noi che l’espresso è diventato un culto, che scandisce addirittura le giornate. E che divide, a seconda delle usanze: c’è chi lo vuole assolutamente in tazzina, chi al vetro, chi completamente amaro, chi molto dolce. A proposito, per chi lo vuole in tazza, il motivo è che così si manterrebbe caldo; chi lo preferisce al vetro, pensa di poter monitorare la schiuma, e più ce n’è meglio è. Ci sono poi i cultori del caffè fatto in casa con la moka o la napoletana. Negli anni, si sono aggiunte le caffettiere elettriche e la macchina per caffè elettrica con caldaia, simile a quella dei bar.

 

Non mancano poi le alternative al caffè espresso, che hanno preso sempre più piede pure da noi. C’è quello americano (lungo), d’orzo, di cicoria. Coffee monitor di Nomisma e Datalytics ha fatto un’indagine su mille italiani: il 95% beve abitualmente caffè, e il 93% lo beve espresso, il 3% americano, il 3% orzo, l’1% altro. Il 58% beve una o due tazze al giorno, il 37% arriva a tre o quattro, il 5% addirittura a cinque o più. Diciamo che berne troppo non fa bene alla salute. La dose giusta, sempre che non si soffra di particolari patologie all’apparato digerente, fa bene alla concentrazione, all’attenzione e alla prontezza di riflessi. Ravviva l’umore.

 

Uno studio del Kagnbuk Samsung Hospital, pubblicato sulla rivista scientifica ‘Heart’, segnala che tre tazzine di caffè al giorno in soggetti sani proteggono dall’aterosclerosi, fattore di rischio per ictus o infarto. E sulla pressione che effetti ha una tazza di caffè? C’è chi dice la alzi, quindi andrebbe bevuto con moderazione da chi soffre di ipertensione; ma c’è pure il partito contrario. In ogni caso, cinque caffè al giorno vengono considerati il limite massimo. Pure chi soffre di insonnia, deve stare attento a non esagerare e di consumarlo mai di sera. Non dovrebbero berne più di due tazze al giorno le donne in gravidanza. Chi soffre di aritmia cardiaca, meglio che ripieghi su altro.

 

C’è anche chi mette in relazione caffè e tumore. Nel 1991, l’Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità, stabilì una probabile connessione tra consumo di caffè e tumore alla vescica. Grazie a esami più recenti, però, questa correlazione è stata smontata. All’epoca, infatti, non era stato considerato il consumo di sigarette. Dunque, il rischio di cancro di chi beve e di chi non beve caffè è identico. Anzi, farebbe da protezione per quello al fegato, al colon retto e dell’endometrio. Difenderebbe pure il pancreas, cosa che fa anche il decaffeinato, dal rischio di diabete di tipo II. Sempre in tema sanitario, il caffè aumenta la stimolazione retto sigmoidea, ossia è un lieve stimolante intestinale.

 

A proposito, il caffè fa davvero digerire dopo i pasti? Stimola la secrezione gastrica, facilitando dunque la digestione delle proteine. È in realtà la caffeina a togliere sonnolenza e a dare quindi la sensazione di star digerendo meglio. L’assorbimento da parte dell’organismo è rapido: dopo 15 – 30 minuti, il tempo necessario per eliminarne il 50 per cento è invece di quattro ore. Un caffè espresso contiene circa 50 milligrammi di caffeina, il caffè americano il doppio. Il decaffeinato contiene solo tracce di caffeina, 1 o 2 milligrammi; la varietà del Camerun ne è priva, quella 100% arabica ha la metà di caffeina delle altre specie.

 

Dicevamo che da noi il caffè è un culto. Il giro d’affari è di 6,6 miliardi di euro per 149 mila bar italiani. Possediamo anche 800 torrefazioni, siamo i secondi importatori mondiali di semi di caffè. Consumiamo 5,65 chili pro capite all’anno di caffè. Da questo punto di vista siamo molto indietro rispetto ai cittadini del Nord Europa. Noi, però, beviamo l’espresso che richiede meno polvere di una tazzona di caffè simile tè. E l’espresso italiano, come detto in apertura, non lo batte nessuno.