Orate e spigole: l’economia ittica italiana tra Tirreno e Adriatico

 

Gilthead (Sparus aurata) on ice

Sul mar Tirreno orate e spigole. Non solo l’insediamento storico a Orbetello, in Toscana, ma anche sui golfi liguri. In particolare in Toscana, però, l’insediamento si sta allargando grazie ai figli in gabbie in mare aperto nel golfo di Follonica. Si parla di un centinaio di gabbie, che vanno ad aggiungersi alle vasche della laguna, super specializzate, con ricambio continuo dell’acqua, controlli sanitari avanzati, produzione pure di avannotti e sistemi di dissuasione per i predatori, in particolare gli uccelli.

Se Orbetello è un po’ la storia dell’itticoltura italiana, altri stanno facendo molto. Come la cooperativa Maricoltura e ricerca che, dal 1998, “coltiva il mare”, come fanno sapere Giorgio Romani e Fabio Giorgi. Il numero di gabbie in mare aperto cresce continuamente, all’interno del parco naturale dell’arcipelago toscano. Davanti al Porto Vecchio di Capraia ci sono 8 gabbie che producono annualmente 300 tonnellate di orate e spigole. La produzione nazionale è di 180 mila tonnellate tra il Tirreno e l’Adriatico.

La cooperativa Maricoltura ha cominciato a ottenere risultati concreti dal 2005, anche grazie all’aiuto della Regione Toscana e del sindaco Gaetano Guarente. “Abbiamo tentato di allevare pure saraghi e prai, ma non c’era resa sufficiente. Ora stiamo sperimentando le ombrine, che pare rispondano bene. Ma sono tentativi da avanguardia scientifica”. I problemi non mancano, soprattutto quelli di trasporto, visto che l’allevamento in mezzo al mare è a 70 chilometri dalla costa. Talvolta, per il maltempo, il traghetto ha lasciato al porto di Livorno i camion con gli avannotti vivi, rischiando di ucciderli. Ci sono poi i predatori alati, i cormorani in particolare, ma anche i gabbiani. Saccheggiano le gabbie, costringendo a spendere soldi per le coperture stagionali. Ci sono i costi per portare il mangime, per la lavorazione del pesce fresco.

A Capraia oggi ci sono dieci persone al lavoro. Questa è l’azienda più grande dell’isola che ha come ricchezza economica esclusiva proprio il mare. E che d’inverno è popolata da un centinaio di persone. In Italia, l’industria ittica impegna 13 mila pescherecci. La spesa pro capite annua non è però la più elevata: siamo a 173 euro, sotto al Lussemburgo (197), alla Spagna (227) e al Portogallo (327). Ben sopra alla media Ue (107 euro).